lunedì 13 aprile 2015

NULLA SI DISTRUGGE: BLOGTOUR #8 - L'autopubblicazione

Buon lunedì a tutti voi, che state dall'altra parte dello schermo!
E benvenuti al nuovo appuntamento con il BLOGTOUR di NULLA SI DISTRUGGE; per chi avesse fatto il madornale errore di iniziare a seguire questa rubrica a tre puntate dalla fine, qui approfondisco come possibile alcuni aspetti legati al mio ultimo racconto lungo (NSD, appunto), acquistabile sia in formato cartaceo che ebook su tutti gli store del multiverso e forse pure un po' oltre.
Dopo un paio di settimane di pausa (causa vacanze pasquali), si riprende... let's gooo!


E si riprende con... un "tema" che non è un vero e proprio "tema": il mondo delle autopubblicazioni, i suoi significati, le prospettive e quant'altro.
Come ormai sapete bene, pubblico del sabato sera di Rai1, non voglio insegnare niente a nessuno con questi appuntamenti, semplicemente li utilizzo come megafono per spiegare alcune mie scelte personali, e anche questa volta sarà così.
Partiamo quindi dal definire l'autopubblicazione, da che cosa voglia dire autopubblicarsi.
Un autore che si autopubblica, banalmente, provvede da solo alla maggior parte degli step che stanno dietro alla realizzazione di un prodotto editoriale; oltre ovviamente a scrivere il racconto/romanzo/sceneggiatura, lo edita, lo impagina, realizza il layout della copertina, lo fa stampare e quindi pensa a venderlo e pubblicizzarlo. Negli ultimi anni sono venuti fuori una quantità di servizi online capaci di aiutare gli autori "self" in una o più di queste "tappe", ma la storia comunque non cambia. Anche un cretino capirebbe quindi che dietro un autore che si autopubblica esistono giorni e giorni e giorni di lavoro e di impegno, che vanno ben oltre il semplice scrivere: sforzi giganteschi, che spesso danno i propri frutti in maniera molto ridotta (perché, ricordiamoci sempre, è il battage pubblicitario il vero, unico e solo discrimine reale del nostro mondo odierno).
Le soddisfazioni arrivano con il passare del tempo (tanto), e con il contagocce, ma arrivano; sapere che uno/a sconosciuto/a ha anche solo pensato di interessarsi a una delle tue produzioni è più che stupefacente... e il bello è che hai la concezione reale di come stanno andando le cose, perché non hai filtri, non hai altre "cariche" che si frappongano tra te e il tuo pubblico.
Lo ripeto: il contatto diretto e sincero tra autore e lettore è in assoluto l'aspetto più importante delle autopubblicazioni, e se hai fortuna oppure sufficiente forza di volontà e passione, riesci a capire come questo bilanci tutta la fatica precedente.

A prescindere dai pro e contro, comunque, l'autopubblicazione (ma in generale l'intera cultura undeground in cui si muove assieme ad altre espressioni) viene comunemente considerata una realtà deforme, una sorta di "porta secondaria" verso concetti del cazzo tipo fama e professionalità; non passa per la testa quasi a nessuno che possa essere un mondo organico, dotato della propria valenza artistica. Non dico che tutto quello che provenga dal mondo "self" sia davvero valido, dico solo che per dare una piccola ventata d'aria fresca alla nostra concezione dell'arte si dovrebbe smettere di guardare le classifiche di vendita, fare qualche sforzetto in più e andare a cercarsi quelle produzioni più piccole fatte con impegno e serietà. Ne esistono parecchie e ne abbiamo bisogno, credetemi.

Ecco, questo è quello che mi piacerebbe riuscire a fare con i miei lavori autoprodotti: lo scrivere senza l'ausilio di una struttura come quella delle case editrici, per me, non è un'occupazione temporanea, ma una strada ben precisa, fatta di decisioni ben precise.
Senza nulla togliere al lavoro delle case editrici, sono in definitiva nient'altro che delle aziende, che rispondono necessariamente a delle logiche di mercato per non affondare, che devono per forza di cose generare dell'utile per permettersi di pagare tutto il necessario a realizzare opere editoriali degne di questo nome; è normale ed è giusto, ma personalmente non credo sia necessario far diventare il guadagno una prospettiva così tanto determinante nelle mie scelte in merito alla scrittura.
E' cosa mia. Io la penso così, i 3/4 del mondo la pensa diversamente, amici come prima.
Quando però ci si renderà conto di quanto realmente le forme di espressione artistica siano tutto fuorché libere e indipendenti (anche solo in senso ideologico), non ditemi che non ve l'avevo detto; fortunatamente per voi, se sarò ancora in possesso di tutte le mie facoltà fisiche, a quell'ora starò ancora scrivendo.


Molto bene, la solita, rapida, superficiale ed emotivamente sconnessa carrellata "blogtourica" termina qui: come sempre se avete qualcosa da dire scrivetela nei commenti o tacete forever.
La canzone di oggi può essere una soltanto: "La pista anarchica" dei miei sempre amatissimi Ministri.

Alla prossima tappa,
Simone


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