lunedì 27 aprile 2015

NULLA SI DISTRUGGE: BLOGTOUR #10 - Season Finale

Un caldo abbraccio a tutti quegli scansafatiche che sono in questo momento dall'altra parte dello schermo! E benvenuti all'ultimo appuntamento con l'intenso quanto superficiale viaggio all'interno di NULLA SI DISTRUGGE, il mio nuovo racconto breve disponibile sia in formato cartaceo che in quello ebook su tutti gli store di questo mondo e di quell'altro.
Sì, lo so. Siamo tutti tristi perché il BLOGTOUR, più seguito di quanto mi aspettassi, è arrivato al termine della propria breve esistenza; ma alla fine della fiera i viaggi sono fondamentalmente belli per due cose principalmente: la partenza e l'arrivo.
Ogni viaggio deve avere una fine, perché altrimenti non è possibile comprendere gli effetti che ha avuto su chi l'ha compiuto... e ce ne sono sempre, che siano positivi o negativi. Ovviamente, spero che portare a termine questo vi abbia lasciato qualcosa di bello, ma non si può mai sapere.

Allora allora, nonostante le apparenze, è stato un cammino bello lungo quello che abbiamo fatto all'interno del racconto e di ciò che l'ha portato alla nascita e alla diffusione.
Abbiamo analizzato quale idea si trovi dietro la narrazione, e cioé la mia personale sul concetto di morte, che cosa abbia fatto scaturire il processo creativo, sotto quali diverse fasi sia passato NULLA SI DISTRUGGE nel corso dei due anni e mezzo che ho impiegato per vederlo pubblicato: da sceneggiatura per una storia breve a fumetti, a racconto lungo.
Vi ho poi parlato di come e perché abbia scelto il titolo e di come e perché abbia realizzato la copertina, due passaggi fondamentali per la creazione fisica del libro stesso, che spesso diverse persone guardano con pochissimo interesse ma che invece (soprattutto in senso commerciale) hanno un peso non indifferente. Titolo, copertina e idea di fondo ci hanno poi portati a parlare un po' della scelta del genere e del mezzo espressivo, ovvero, sostanzialmente, vi ho spiegato perché abbia deciso di scrivere un racconto breve di genere fantascientifico (due scelte una più controproducente dell'altra... sempre parlando in senso commerciale): posso solo sperare che, nell'addentrarmi in questi argomenti, i miei vaneggiamenti su tasteria siano riusciti a darvi realmente il senso mio personale.
Infine, mi sono spostato un po' sul piano tecnico e vi ho parlato del perché abbia scelto di autoprodurmi, e in particolare di farlo attraverso il service Youcanprint; magari questa parte non fregava un cazzo a nessuno, ma mi sentivo comunque in dovere di farla... sai mai che qualche "collega", ancora indeciso se autopubblicarsi o meno, possa prendere le mie parole per buone e acquistare un po' di coraggio.

Questi, più o meno, i temi che abbiamo toccato. Lo ripeto: in ciascuna tappa del BLOGTOUR sono stato il più possibile conciso e sbrigativo, ho soltanto espresso le mie opinioni e di certo quello che ho fatto non è niente di diverso da una chiacchierata fra amici telematica, ma nel caso voleste saperlo, mi ha fatto molto piacere farla.
Non ho idea, davvero, se sia servita o meno per aumentare in qualche modo il bacino dei miei lettori, oppure se abbia convinto quelli già esistenti a darmi qualche altra chance in futuro... non lo so. E, sinceramente, ho un po' paura della risposta, qualunque essa sia. Quello che so, però, è che ogni volta che ho la possibilità di dire la mia su qualcosa di cui penso di saperne un minimo, lo faccio. Ma, quando hai qualcuno che ti ascolta e magari anche senza condividere quel che dici ti sostiene, beh, è tutta un'altra cosa.
Quindi non posso che ringraziare ciascuno di voi.
Chi ha letto tutte le tappe e chi soltanto una, chi ha condiviso gli aggiornamenti e i link, chi ha messo un "Mi piace", un "+1" oppure ancora una qualsiasi altra dimostrazione di apparezzamento nel mondo dei social network, chi mi ha fatto i complimenti a voce, oppure chi l'ha fatto silenziosamente. Non siete molti. Forse non lo sarete mai, ma non me ne frega poi molto: ormai lo sapete, faccio quel che faccio per altri motivi. Nel corso dell'ultimo Torino Comics (e no, non farò un post sulla fiera, sarebbe soltanto una sequela di insulti), un ragazzo che ha comprato e letto NULLA SI DISTRUGGE è venuto allo stand di Eclisse a parlarmi.
"Ho letto il libro nuovo", mi ha detto, "Tanta roba". "Tanta roba", capite? E' solo una goccia nell'oceano, ma non mi serve altro.

Bene, basta anche con i sentimentalismi: questa volta vi saluto per davvero, e non vi darò appuntamento a nessuna nuova puntata del BLOGTOUR.
Per CONATI DI ANIMA il futuro vede la probabile ripresa dei racconti mensili e della rubrica di "recensioni-flash" ALTRI CONATI, come anche qualche sporadico appuntamento con qualcosa di nuovo e mai visto/letto. Come sempre, qualunque cosa interessi me e la scrittura verrà comunque riportata sulla mia pagina facebook personale e "da autore": quando non vedrete aggiornamenti per un po', iniziate a preoccuparvi, ma fino a quel momento continuate a condividere e spolliciare e diffondere, che qui in qualche modo si deve mangiare.
Per finire, la canzone. Quale poteva adattarsi meglio alla fine del nostro viaggio, se non quella che le ha dato inizio? Ecco a voi, di nuovo, "The Passenger", Iggy Pop.

A presto,
Simone


martedì 21 aprile 2015

NULLA SI DISTRUGGE: BLOGTOUR #9 - La scelta del service editoriale

Un saluto a tutti voi, che state belli tranquilli dall'altra parte dello schermo!
E benvenuti al penultimo appuntamento con il BLOGTOUR di NULLA SI DISTRUGGE: la piccola rubrica settimanale in cui parlo con il mio solito grado di superficialità di alcuni aspetti del mio ultimo lavoro autoprodotto, un racconto lungo fantascientifico.
Ebbene sì, siamo quasi arrivati al termine di questa avventura... siete felici? Siete tristi? Siete medi?
Prima di effettuare un viaggio nel boschetto della vostra fantasia, però, beccatevi sto post che si fa più veloci del solito, stavolta.


Da come avrete argutamente evinto dal titolo, oggi si continua un po' a parlare delle autoproduzioni,  ma spostandoci su quei programmi e servizi che possono andare ad aiutare gli autori autoprodotti a realizzare un prodotto piùmmmigliore.
Di servizi del genere, capaci di offrire, editing, impaginazione, stampa e (alle volte) promozione, ce ne sono diversi e di assolutamente quotati: ciascuno di loro è un modo (non tra i migliori, ma non credo nemmeno ce ne siano, di migliori), per un autore udeground, di far arrivare le proprie opere agli sfortunati che decidono di trascorrere del tempo con esse. Tutte le operazioni che offrono, ovviamente, hanno un costo, e nessuna di esse è vincolante: io, per esempio, ho provveduto da solo a editing e impaginazione di NSD, evitandomi quella spesa aggiuntiva per andare a pagare soltanto la stampa di qualche copia cartacea.
Prima di fare questo, però, la ricerca è stata dura... ma grazie ai forum di autori emergenti/indipendenti anche meno lunga di quanto avessi preventivato; l'etere è generalmente convinto che i servizi di questo tipo migliori siano Lulu, Youcanprint e Narcissus.
Le differenze, tra i primi due, sono praticamente irrisorie, mentre Narcissus viene utilizzato per lo più per creare e vendere ebook (una strada che ho solo cominciato a percorrere con NSD, ma che molto probabilmente imboccherò appieno dalla mia prossima produzione); tra Lulu e Youcanprint, dato che si tratta di una realtà italiana in ascesa, ho deciso di preferire il secondo.
Youcanprint è, nel Belpaese, la piattaforma più utilizzata e offre una gran quantità di potenziali sbocchi per un autore indipendente (una facile reperibilità su tutti gli store online, digitali e cartacei, la possibilità di far arrivare il libro in più di 4mila librerie italiane, un gruppo di persone affabili e capaci di venire incontro alle esigenze anche di un maniaco del controllo come il sottoscritto), ma i costi sono più elevati di altri servizi; offre un sostegno importante all'autore e al suo (eventuale) pubblico, ma allo stesso tempo risulta essere non gestita in modo ottimale, con troppa confusione e una bella dose di burocrazia che non guasta mai per far saltare i nervi alle persone.
Quest'ultimo aspetto, in realtà, sta rapidamente rientrando... ma comunque si può ancora riscontrare.
Youcanprint è, insomma, "soltanto" una base attraverso la quale permettere a chi intende comprare il racconto di poterlo fare: per questo dicevo che, nonostante l'esistenza di questi servizi, in realtà l'autoproduzione continua a rimanere per lo più in mano all'autore. In particolar modo, la promozione del prodotto, che è poi l'unica, reale differenza  tra le produzioni "indi" e il resto della roba che si trova sugli scaffali.
Il punto è, quindi: dopo tre mesi di vita di NSD, se tornassi indietro sceglierei ancora Youcanprint?
Sinceramente, non lo so.
Ma non tanto per i (piccoli) disagi generalizzati, ma per motivi personali di cui parlerò la prossima volta, nell'ultima puntata del BLOGTOUR. In definitiva è probabile continuerei ad affidarmi a loro... ma in modo sensibilmente diverso.


La campanella è suonata, il post è terminato.
Noi ci si vede la prossima settimana per il "gran" finale: intanto beccatevi "It's my life" dei The Animals, che male non fa mai.

A presto,
Simone


mercoledì 15 aprile 2015

OPERAZIONE "ECLISSE"

Buon pomeriggio cari disadattoidi!
E benvenuti a un nuovo post "a sé", staccato rispetto alla normale "programmazione" del blog: è solo un caso che ne scriva così tanti, non vi allarmate, non ho improvvisamente imparato come si tiene bene una piattaforma digitale.
E' solo un caso, è vero... ma la scrittura di questo post è qualcosa che volevo fare da un po', e che probabilmente avrei dovuto fare prima forse; subito giù la maschera, questo è uno spudoratissimo post pubblicitario, cosa che sapete bene quanto poco mi piaccia, ma alla fine dei conti vi sto presentando qualcosa per cui vale veramente la pena, che ha un senso e un valore veri e propri, quindi che male c'è?


Il progetto di cui vi voglio parlare è "Eclisse", una fanzine autoprodotta assemblata e curata da un gigantesco ansemble di autori (appartenenti ai campi artistici più diversi) per lo più provenienti dal Piemonte, anche se qualche elemento si trova attualmente un po' sparso in giro per il nostro bel Pianeta Blu; la fanzine procede ormai da 8 numeri, ognuno con una tematica differente, tre dei quali hanno visto la mia personalissima collaborazione con altrettanti racconti brevi/brevissimi incentrati sui temi "Naso", "Polipo" e "Robot" (che, peraltro, potete trovare su Scribd cercando "simonegiraudi").
Sono venuto a conoscenza del progetto circa due anni fa, pochi mesi prima di aprire il blog, e ho trovato da parte del "direttivo" un atteggiamento assolutamente aperto e propositivo, quello necessario per imbastire la collaborazione: ed è lavorandoci "dentro" che ho capito non solo quanto il lavoro di squadra che sta dietro un vero collettivo di autori sia un'esperienza formativa davvero preziosa, ma anche quanto il progetto in sé fosse meritevole di ben più attenzione di quella che riceve attualmente.
Direi però di lasciare la parola a chi, in Eclisse, c'è dentro da più tempo di me.
Ho chiesto a Giulia Hepburn (talentuosissima fotografa e art director di Eclisse), di spiegare un po' come è nata l'idea di creare una "fanzine tematica contenitore".

L'idea base di Eclisse è nata una domenica insieme a Tania Piccolo (lei stessa parte del collettivo con lo pseudonimo di Storm Neverland). Eravamo sedute al tavolo della sua cucina, io stavo sfogliando una rivista, e ci siamo messe a parlare di quanto sarebbe stato bello avere una  rivista per gente che fa cose artistiche, in modo da dare spazio quante più persone possibile. Spesso abbiamo molte idee balzane, ma quella di Eclisse è rimasta viva: è stata Tania a pensare al nome, che è nato proprio in concomitanza con l'idea del magazine. Abbiamo iniziato a contattare le persone che, secondo noi, avrebbero voluto partecipare attivamente, abbiamo fatto diverse riunioni per metterci d'accordo ed affrontare le varie problematiche e prima che ce ne potessimo davvero accorgere, il primo numero era pronto. Abbiamo deciso di pubblicarlo online per vedere che che effetto avrebbe creato sul pubblico, e almeno la curiosità l'abbiamo riscontrata... con il passare del tempo siamo passati a un tipo di rilegatura a mano molto particolare, più complicata da realizzare, ma che ci permette di risaltare rispetto ad altre fanzine. Per ora, seppur con qualche sacrificio, questa "avventura" sta proseguendo... il motore principale è la forza, la motivazione, del gruppo creativo stesso: finché ci sarà questa, continueremo ad avere un mezzo per far sapere al mondo che ci siamo anche noi!

Passione, quindi.
La stessa parola d'ordine di qualunque autoproduzione: nessuno crederà mai nel progetto più di chi si sbatte per lavorarci, ed è normale e giusto che sia così.
Ma una mano, un riscontro se volete, è sempre ben accetto e ovviamente fondamentale.
Eclisse, in ogni caso, è un progetto ben definito e gestito con profonda serietà, che si pone obbiettivi ambiziosi ma (forse) realizzabili; di questo, ne ho parlato con Luca "Malkamok" Romano, editor di Eclisse... e anche del mio NSD, tanto per non farsi mancare nulla.

Uno dei traguardi finali più ovvi è riuscire ad elevare Eclisse dal suo status di fanzine ad un magazine vero e proprio; è un passaggio non da poco, che rivoluzionerebbe in  una certa misura tutti gli aspetti dell'attuale rivista, che presenta notevoli criticità: ricordo con molto affetto una vecchia rivista di narrativa macabra e fantastica intitolata "Strane Storie", di cui conservo gelosamente tutti i numeri e che identifico, nella mia esperienza soggettiva, un po' come l'antenato spirituale di Eclisse. Beh, Strane Storie ha avuto una travagliata vita editoriale di "soli" 10 numeri, sfortunatamente, e questa debacle editoriale, con tutto l'onore al merito che si possa  giustamente attribuirle, mi ha reso molto guardingo verso la fattibilità di una versione cartacea di un magazine come Eclisse con ampia distribuzione nazionale. 
Certo, considerato che Eclisse è un progetto in costante evoluzione, non ritengo impossibile che un giorno ci si arrivi, ma allo stato attuale dei fatti è quantomeno un azzardo. Trovo interessante piuttosto cercare di esplorare, in maniera ragionata, i nuovi mercati che l'era digitale ha aperto, puntando a creare una nicchia di affezionati lettori anche oltre i confini nazionali. Del resto l'idea di portare Eclisse sul web come rivista online era stata più volte accarezzata già in passato, e ogni volta che ci ripensiamo ci sono  nuovi fattori che la rendono più realizzabile, facendoci sperare di vederla presto trasformata in realtà.

Aiutare i progetti come Eclisse, i progetti autoprodotti, motivati principalmente dalla passione, è l'unico modo per dimostrare che si continua a dare importanza alla cultura e alle forme di espressione artistica, è uno schiaffo all'intero sistema di fruizione della cultura e dell'arte, che continua a farci credere in una "libera scelta" dettata unicamente dalle logiche di mercato e dalla pubblicità.
E non sto esagerando: il "lettore medio" esiste soltanto perché permette chi di dovere di identificarlo in questo modo, pensateci.
I ho quasi 24 anni, e forse è un po' tardi per continuare ad avere una visione del mondo così "punk", ma sinceramente ne ho le palle piene di fruire sempre dello stesso tipo di arte solo perché ho paura di cambiare la mia prospettiva, di guardare il mondo con occhi diversi... e se, dopo le prime esperienze, continuo a dare man forte per come mi è possibile a un progetto come Eclisse, è perché so, spero e credo di non essere l'unico a coltivare questo pensiero.
Nelle fiere di Comics o di letteratura (almeno in quelle piemontesi, per ora) provate a cercare le sezioni delle autoproduzioni, quelle che adesso vengono definite "aree self": non è difficile trovarle, di solito dovete soltanto andare qualche metro più oltre quell'angolino buio che credete essere la fine della fiera stessa. Provate a cercare i banchi, e guardate le persone che ci stanno dietro; sono dei poveri disgraziati come voi, che cercano soltanto un modo di esprimersi... non professori in giacca e pantaloni a coste che vogliono insegnarvi qualcosa sulla vita dall'alto di qualche cazzo di esperienza non ben definita!
Chi ha scelto una strada come questa rimane sempre a stretto contatto con i (potenziali) lettori, e questa è una cosa fantastica da valorizzare e difendere, non un limite o qualcosa di cui vergognarsi.


Non so se Eclisse continuerà ad uscire nella sua peculiare traduzione stampata, oppure se passerà al digitale: so solo che, se tutto continua così, troverete sicuramente qualcosa di mio all'interno, assieme al meglio che sono riusciti a dare gli altri ragazzi con illustrazioni, poesie, articoli e quant'altro.
Se un po' vi fidate di me, sapete che è roba che vale.
Il magazine vero e proprio di Eclisse, invece, lo troverete sicuramente questo venerdì, sabato e domenica all'edizione 2015 di TorinoComics con nientemeno che due numeri nuovi nuovi, proprio nell'area dedicata alle autopubblicazioni: sabato e domenica ci sarò anche io, probabilmente con qualche copia di NULLA SI DISTRUGGE  e SEIOCCHI pronta per chi ancora ha una vita da rovinare.

Noi ci sentiamo prestissimo!

Simone


lunedì 13 aprile 2015

NULLA SI DISTRUGGE: BLOGTOUR #8 - L'autopubblicazione

Buon lunedì a tutti voi, che state dall'altra parte dello schermo!
E benvenuti al nuovo appuntamento con il BLOGTOUR di NULLA SI DISTRUGGE; per chi avesse fatto il madornale errore di iniziare a seguire questa rubrica a tre puntate dalla fine, qui approfondisco come possibile alcuni aspetti legati al mio ultimo racconto lungo (NSD, appunto), acquistabile sia in formato cartaceo che ebook su tutti gli store del multiverso e forse pure un po' oltre.
Dopo un paio di settimane di pausa (causa vacanze pasquali), si riprende... let's gooo!


E si riprende con... un "tema" che non è un vero e proprio "tema": il mondo delle autopubblicazioni, i suoi significati, le prospettive e quant'altro.
Come ormai sapete bene, pubblico del sabato sera di Rai1, non voglio insegnare niente a nessuno con questi appuntamenti, semplicemente li utilizzo come megafono per spiegare alcune mie scelte personali, e anche questa volta sarà così.
Partiamo quindi dal definire l'autopubblicazione, da che cosa voglia dire autopubblicarsi.
Un autore che si autopubblica, banalmente, provvede da solo alla maggior parte degli step che stanno dietro alla realizzazione di un prodotto editoriale; oltre ovviamente a scrivere il racconto/romanzo/sceneggiatura, lo edita, lo impagina, realizza il layout della copertina, lo fa stampare e quindi pensa a venderlo e pubblicizzarlo. Negli ultimi anni sono venuti fuori una quantità di servizi online capaci di aiutare gli autori "self" in una o più di queste "tappe", ma la storia comunque non cambia. Anche un cretino capirebbe quindi che dietro un autore che si autopubblica esistono giorni e giorni e giorni di lavoro e di impegno, che vanno ben oltre il semplice scrivere: sforzi giganteschi, che spesso danno i propri frutti in maniera molto ridotta (perché, ricordiamoci sempre, è il battage pubblicitario il vero, unico e solo discrimine reale del nostro mondo odierno).
Le soddisfazioni arrivano con il passare del tempo (tanto), e con il contagocce, ma arrivano; sapere che uno/a sconosciuto/a ha anche solo pensato di interessarsi a una delle tue produzioni è più che stupefacente... e il bello è che hai la concezione reale di come stanno andando le cose, perché non hai filtri, non hai altre "cariche" che si frappongano tra te e il tuo pubblico.
Lo ripeto: il contatto diretto e sincero tra autore e lettore è in assoluto l'aspetto più importante delle autopubblicazioni, e se hai fortuna oppure sufficiente forza di volontà e passione, riesci a capire come questo bilanci tutta la fatica precedente.

A prescindere dai pro e contro, comunque, l'autopubblicazione (ma in generale l'intera cultura undeground in cui si muove assieme ad altre espressioni) viene comunemente considerata una realtà deforme, una sorta di "porta secondaria" verso concetti del cazzo tipo fama e professionalità; non passa per la testa quasi a nessuno che possa essere un mondo organico, dotato della propria valenza artistica. Non dico che tutto quello che provenga dal mondo "self" sia davvero valido, dico solo che per dare una piccola ventata d'aria fresca alla nostra concezione dell'arte si dovrebbe smettere di guardare le classifiche di vendita, fare qualche sforzetto in più e andare a cercarsi quelle produzioni più piccole fatte con impegno e serietà. Ne esistono parecchie e ne abbiamo bisogno, credetemi.

Ecco, questo è quello che mi piacerebbe riuscire a fare con i miei lavori autoprodotti: lo scrivere senza l'ausilio di una struttura come quella delle case editrici, per me, non è un'occupazione temporanea, ma una strada ben precisa, fatta di decisioni ben precise.
Senza nulla togliere al lavoro delle case editrici, sono in definitiva nient'altro che delle aziende, che rispondono necessariamente a delle logiche di mercato per non affondare, che devono per forza di cose generare dell'utile per permettersi di pagare tutto il necessario a realizzare opere editoriali degne di questo nome; è normale ed è giusto, ma personalmente non credo sia necessario far diventare il guadagno una prospettiva così tanto determinante nelle mie scelte in merito alla scrittura.
E' cosa mia. Io la penso così, i 3/4 del mondo la pensa diversamente, amici come prima.
Quando però ci si renderà conto di quanto realmente le forme di espressione artistica siano tutto fuorché libere e indipendenti (anche solo in senso ideologico), non ditemi che non ve l'avevo detto; fortunatamente per voi, se sarò ancora in possesso di tutte le mie facoltà fisiche, a quell'ora starò ancora scrivendo.


Molto bene, la solita, rapida, superficiale ed emotivamente sconnessa carrellata "blogtourica" termina qui: come sempre se avete qualcosa da dire scrivetela nei commenti o tacete forever.
La canzone di oggi può essere una soltanto: "La pista anarchica" dei miei sempre amatissimi Ministri.

Alla prossima tappa,
Simone


giovedì 9 aprile 2015

RIMUGINAZIONI PARIGINE

Ciao a tutti, piccoli disadattati e disadattate, e benvenuti a uno di quei post lacrimosi pieni di autocompiacimento buoni soprattutto per riempire le vostre bacheche di Facebook con citazioni prese così, alla boiadungiuda.
Scherzo: sarà una piccola carrellata di pensieri quasi non voluti, pure un po' confusionaria tanto per non cambiare, che ho maturato nel corso degli ultimi giorni, durante un bel viaggio riposante a Parigi assieme a quella santa donna che il destino ha voluto mettermi accanto.
Se siete pronti, quindi, namo.


Come sanno coloro che hanno la dubbia fortuna di conoscermi personalmente, io sono davvero un "topo di città"; amo il grigiore degli intonaci e del cemento, i viali di alberi spogli, il dover guidare per almeno venti minuti prima di trovare dell'aria perfettamente pulita, la solita roba.
Parigi è una città che più città di così non è possibile.
Anche troppo: è enorme ma solo perché zeppa di cose in ogni centimetro della propria estensione, è tutto perfettamente segnalato e la gente ha quel non so che di burbero-altezzoso-bonario tipica delle grandi capitali. Non prendetelo come un insulto, se siete dei parigini, ma Parigi è davvero la città più "facile" del mondo.
E a me, piace.
Mi piace soprattutto perché le incredibili opere d'arte di cui è costellata non esistono "al di fuori" del tessuto urbano. Anzi, lo compenetrano, lo squarciano improvvisamente: insomma, stai uscendo da Starbucks nell'ennesima pausa pranzo di un'ennesima giornata di lavoro, e BOOM! ti trovi davanti il Moulin Rouge, o i rosoni di Notre Dame, o la Piramide del Louvre, che ti ricordano come nella tua esistenza ci sia qualcosa di incredibile e stupefacente nonostante tu sia obbligato a passare ore e ore chiuso in ufficio per poter pagare l'affitto assurdamente alto del tuo bilocale.
Con il paradosso che, probabilmente, chi ha realizzato quel frammento di bellezza cosmica, probabilmente l'ha fatto su commissione e quindi per pagare il suo, di affitto!
In ogni caso, capite cosa intendo? La quotidianità che si fonde con la bellezza.
Beh, questo squarcio, questo staccare per un secondo la mente dalle mille stronzate spaventose che popolano le nostre giornate per portarla verso qualcosa "di bello", di utile per il nostro sviluppo emotivo, credo sia uno dei motivi per cui i poveri cristi come me fanno quello che fanno: la possibilità, anche remota, di sapere che qualcuno rifletterà per più di 4 secondi su una tua idea, o un tuo punto di vista. Questo, e ovviamente il poter pensare che anche quando sarò polvere o alla mia quindicesima reincarnazione, qualcuno si imbatterà in qualcosa di quello che ha partorito la mia mente; alla fine della fiera, creare qualcosa di "artistico" (in senso molto lato) è semplicemente un altro modo per cercare di assicurarsi che nemmeno la morte ci faccia sentire soli.
Quindi sì, ho riflettuto molto sull'arte e sul processo creativo.
Ma anche sull'artista, o per meglio dire, su cosa lo renda tale.
Lo ammetto senza alcuna difficoltà, i miei ricordi in merito alle lezioni liceali di Storia dell'Arte sono un po' nebulosi: non ricordavo, per esempio, che la maggior parte degli artisti del periodo "impressionista" (anche i non pittori) avessero dovuto combattere strenuamente con la critica e l'opinione comune del tempo, con accuse pesanti e giudizi ben più che semplicemente taglienti.
A pensarci bene non è strano, ovviamente, ma vedendo quelle opere d'arte strabilianti racchiuse in tre dei musei più importanti del mondo mi è venuto naturale pensare che nessuno mai nella Storia avesse potuto considerarle "spazzatura oscena".
E invece, come al solito, la Storia è maestra di vita, ma nessuno impara mai niente.
No, dai, non è vero: a me ha insegnato che soltanto tempo e talento possono giudicare davvero un'opera d'arte, non un qualunque critico umano incapace di riconoscere che le sue sono opinioni come quelle di qualsiasi altra persona. E che, in fin dei conti, potrebbe non esserci così tanta differenza tra un Van Gogh e uno qualsiasi degli artisti di strada a Place du Tertre.
O tra tutti loro e me, e nemmeno con tutte quelle persone che continuano imperterrite a fare "arte" per qualcosa di più alto che un "like" o una condivisione o qualche contratto da migliaia di euro.
L'arte è materializzazione di un concetto, e con i concetti non si può scherzare, imbrogliare o fingere, perché non sono transitori quanto noi esseri umani: se non fai le cose per le ragioni giuste, alla fine ci farai i conti, che sia in senso personale o pubblico.


Basta, siete liberi, lo sproloquio è terminato.
Da lunedì, torna il BLOGTOUR, con le sue ultime tre puntate: che cosa farò dopo di esso, non è dato sapere, si vedrà.
Per lasciarvi, una delle mie canzoni preferite in assoluto, che più che sposarsi bene con il tema del post, lo spiega e lo traduce in parole un po' meno raffazzonate.
Dio è brutto scoprire di riuscire a esprimersi soltanto attraverso storie, sapete?