lunedì 16 marzo 2015

NULLA SI DISTRUGGE: BLOGTOUR #6 - il genere

Un saluto a tutti voi, cyber-sailors che state dall'altra parte dello schermo!
Già, oggi sono tornato al vecchio saluto: mi piace ancora, sapete?
Allora, come state? Tutto bene? La Primavera che esplode attorno a voi che neanche le mine antiuomo in Cambogia, vi sta facendo qualche effetto, oppure no?
A me sì, abbastanza, ma fondendosi con lo stress per il lavoro e per i vari altri progetti e per quello che sembra sempre più essere un rapporto simbiotico con il mio pc, mi rende una specie di zombie imbambolato e rincoglionito, a metà tra il sorrisetto costante e la voglia di spaccare tutto e tutti.
Ma comunque: come ormai ogni lunedì, benvenuti a un nuovo appuntamento con il BLOGTOUR di NULLA SI DISTRUGGE, il mio nuovissimo racconto breve in vendita sugli store online del multiverso (presto anche in formato ebook).
Oggi trattiamo con un argomento importantissimo, ma molto più leggero... forse.
E cioè: il genere letterario!
Siete pronti? Let's gooo!


So benissimo che voi amichevoli "sotuttoio", saprete benissimo come definire un genere letterario. Però, già che son qui che scrivo, vi lascio la mia versione della cosa, che male non può fare; il genere letterario è un insieme di stilemi e caratteristiche consolidati nel tempo, capace di suscitare nel lettore un certo numero e tipo di reazioni diverse. Ecco tutto.
Davvero: il genere è fatto di parametri, paletti, costrizioni. E no, questo non lo rende un brutto mostro capaci di stuprare e sottomettere qualunque idea, proprio il contrario: come tutte le costrizioni in campo artistico, è potenzialmente un grandissimo incentivo, perché ti permette di parlare di qualcosa, di esprimere un concetto, senza renderlo per forza troppo complesso o stancante da seguire. Il genere è un gigantesco insieme di "specchietti per le allodole", che l'autore utilizza per mascherare le proprie vere intenzioni al pubblico rendendogliele allo stesso tempo inconsciamente palesi.
Bella definizione.
Dunque il genere come "sovrastruttura" propositiva.
Ma vi dirò di più: per quel che mi riguarda è attraverso il genere che, negli anni, si è fatta l'arte migliore. TANTANTAN. Già. Un'opinione non particolarmente quotata.
Non particolarmente quotata perché da ormai decine di anni, il sottostare a un genere letterario è diventato particolarmente "out". La maggior parte della gente "che legge" (non fa strano anche a voi quando qualcuno vi si presenta come uno/una "che legge"?) è totalmente disabituata ad affrontare qualcosa che si possa incasellare all'interno di un genere letterario, a meno che si vada su autori esageratamente famosi, per lo più morti o comunque storicizzati: insomma, il genere è passato di moda, sommerso da litrate e litrate di romanzetti dal contenuto vacuo ed etereo.
Chi fa "roba di genere" è un wannabe, un povero emarginato, e spesso chi legge "roba di genere" lo è ancora di più.
Quindi fare "roba di genere" equivale a non vendere un tubo? Sì, esatto.
Ma secondo me possiede anche un valore particolare, perché in senso lato significa rifiutare di unirsi a quello tsunami senza valore che da un po' di anni colpisce con violenza il nostro paese e la nostra cultura... e questo a prescindere da quello che sia il valore reale del prodotto.
Fare qualcosa che si sa benissimo non vendere, la "roba di genere", è il fulcro della cultura indipendente. E' bene ricordarlo.


Beh, per tornare "On Topic" (come piace dire ai gggiovani), ovviamente il genere che ho scelto per NSD è nientepopoòdimenoche la fantascienza.
Perché ho scelto questo genere? Per due, principali, motivi:
1) La fantascienza è il genere che considero più capace di contenere, mascherare e rendere fruibili messaggi e critiche nei riguardi della nostra società nel suo complesso. Anche l'horror è capace di farlo, e con la stessa forza, ma necessità di un po' più di attenzione e di capacità... e, poi, personalmente credo quest'ultimo funzioni di più nel criticare problemi e disagi della persona singola, ma questa è una convinzione totalmente mia (che, tra l'altro, non sempre riconosco come esatta, anzi)!
2) Perché è, proprio assieme all'horror, il mio genere narrativo preferito in assoluto. Giuro, se ci mettete sopra la scritta "horror" o "fantascienza", guardo per ore anche un muro, e ormai sapete bene come il primo lettore di quello che produco sia io stesso... quindi sì, il mio gusto personale conta, e molto.
Il tipo di fantascienza (iconograficamente parlando) che mi interessava ritrarre, non era quella ultra-sparaflesciosa alla "Guerre Stellari", ma tutto il contrario: in un racconto lungo ero ben consapevole non ci sarebbero mai stati tutti i dettagli utili a descrivere un mondo fantascientifico completamente definito e formato... e, a dirla tutta, non era nemmeno questo quello che mi interessava davvero, quanto far trasparire l'idea alla base del tutto. Ho cercato quindi una realtà in cui tutto era schermi piatti e luci al neon, eterea e coloratissima allo stesso tempo, una realtà molto "fantascienza anni '80", insomma, una sorta di futuro lontanissimo del tutto farlocco.
Probabilmente non ce l'ho fatta, e tutto questo discorso è stato assolutamente vano... ma devo credere di sì, altrimenti dormire la notte sarebbe troppo dura.


Bene, siamo arrivati alla fine anche di questa lunga disamina, totalmente incasinata e superficiale, riguardante la scelta del genere di NSD.
Vi ricordo che se volete farmi sapere la vostra opinione in merito a qualcosa di questa, o delle precedenti tappe del BLOGTOUR, non vi resta che commentare qui sotto ed esprimervi nella lingua che più vi aggrada.
Come al solito vi lascio con una canzone... e quale canzone potrebbe mai essere più azzeccata per questa puntata incentrata sulla fantascienza, se non "Life on Mars" del caro, vecchio e sempre bellissimo David Bowie?

A presto e buona lettura,
Simone
 

Nessun commento:

Posta un commento