sabato 22 marzo 2014

WORLD WIDE WEB

Un caloroso saluto a tutti voi che state dall'altra parte dello schermo!
Allora, come ve la passate? La primavera ha rimesso in circolo il vostro sangue con più forza e calore di prima, o vi ha ridotti a uno straccio, devastati dall'allergia al polline?
Comunque stiate, sono certo troveremo un minuto di tempo per parlare.
No, non del Signore... di Internet (com'era facile evincere dal titolo di questo nuovo post)!

Ebbene sì, l'argomento principe di questo nuovo racconto breve è proprio l'Internet e il suo significato nelle nostre vite. Come discorso è molto complesso, e bisognerebbe parlarne per ore e ore... ma non le abbiamo né io né soprattutto voi. Quindi in questa storiella troverete un po' di punti di vista del sottoscritto sulle nuove tecnologie e sui rapporti "virtuali": leggetelo e cercate di non prenderla troppo a male.
Come sempre, io per primo sono il bersaglio di quello che ho scritto.
WORLD WIDE WEB è strano. Ho impiegato più tempo del solito a scriverlo, ed è sia un piccolo ritorno alle atmosfere dei primi racconti (chiuse e "horrorifiche"), che qualcosa di inedito qui sul blog (è una sorta di "rivisitazione" di eventi storici, diciamo così... un tipo di narrazione che devo dire non mi dispiace!).

Ad accompagnarvi, ritornano i MINISTRI, con "Una palude": la parte finale di questa canzone incredibile, è particolarmente adatta al racconto. E a gran parte delle nostre esistenze, diciamolo pure.

Buona lettura,
Simone

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     La chiave dell’abitazione fece i suoi soliti tre scatti nella serratura, ma con una rapidità nervosa del tutto innaturale, e poi la porta dell’appartamento si aprì di scatto. Il buio copriva qualsiasi cosa e il basso e ritmato russare di Julie era l’unico suono udibile: la mezzanotte era passata già da un bel pezzo.
     Paul fece scattare l’interruttore e un lampo di un bianco purissimo esplose improvviso, rivelando i contorni del corridoio e del grande salone.
     Con delicatezza si richiuse la porta alle spalle e vi ci appoggiò la schiena contro, ansimante.      
     ‹‹ Casa. ›› ripeté mentalmente per alcune volte, cercando di concentrarsi sulle accezioni positive del termine per fugare almeno un po’ l’ansia.
     Rallentata la respirazione, si fece avanti verso il vecchio attaccapanni che la moglie aveva ereditato (come in sostanza ogni singola cosa che avessero) dalla sua ricca famiglia, e vi appese il lungo soprabito nero dal collo alto e il suo fedele borsalino grigio scuro.
     Improvvisamente, percepì un movimento alle sue spalle, e si girò di scatto.
     L’alto e stretto specchio riccamente decorato che Julie aveva installato a qualche metro dalla porta d’entrata, gli restituì l’immagine di un uomo sui trentacinque anni di statura media, magro ma un po’ appesantito, con il volto perfettamente rasato e un accenno di pelata nel mezzo dei corti capelli scuri. Il suo riflesso indossava una camicia bianca, pantaloni a coste marroni, un paio di bretelle bordeaux molto eleganti, scarpe scure, e aveva con sé una comunissima valigetta di pelle nera: non c’era proprio nulla che lo rendesse esteriormente dissimile da qualsiasi altro professore di psicologia dello stato.
     Guardando il proprio riflesso, desiderò di poter provare quella sensazione di anonima tranquillità per sempre. Ma se anche qualcuno avesse potuto esaudire il suo desiderio, cosa di cui dubitava, non doveva essere in ascolto in quel momento: dopo un po’, Paul rivolse le spalle allo specchio, dirigendosi lentamente verso il soggiorno.
     Dall'imboccatura della grande stanza, il parquet del pavimento, la superficie dell’enorme credenza e del lungo tavolo da pranzo che stava davanti a essa, lo salutarono con entusiasmo scintillante e una vampata di odore di lavanda tanto forte da essere quasi visibile.
     Julie doveva aver di nuovo fatto le pulizie, si disse Paul con un po’ di rammarico.
     Da qualche tempo, per lei era diventato un appuntamento giornaliero irrinunciabile, per la precisione da quando lui aveva smesso di seguire i normali orari dell’università, per iniziare a tornare tardi la sera e uscire la mattina prestissimo. Non si rivolgevano quasi più nemmeno la parola, nelle rarissime occasioni in cui avevano modo di incontrarsi durante il giorno, ma come psicologo Paul non aveva faticato a capire che quella delle pulizie stava diventando una vera e propria mania.
     Si tolse le scarpe e le lasciò contro la parete, quindi si avvicinò al tavolo e vi appoggiò sopra la valigetta nera, sforzandosi di ignorare il profondo divano dalla federa color panna alla sua sinistra, sapendo perfettamente che se vi si fosse seduto non avrebbe mai raggiunto il letto.
     Cercando di fare il minimo rumore possibile, sbottonò la camicia e si tolse i pantaloni, piegandoli con attenzione sul tavolo. Quindi li prese e seguendo il lento russare di Julie s’immerse nel buio assoluto in cui giaceva la stanza da letto, cercando tentoni la piccola poltrona imbottita su cui era solito riporre il pigiama di cotone a grossi quadrati arancioni; dopo un po’ lo raggiunse, e se lo infilò rimanendo sulla soglia della camera, sfruttando la luce del soggiorno.
     Prima di ritornare definitivamente dentro, rivolse uno sguardo distratto alla porta semi-aperta della cucina, a poca distanza dalla credenza.
    Riuscì a intravedere la superficie del frigorifero, con sopra appiccicata l’ultima edizione del calendario bianco che Julie comprava tutti gli anni; i giorni e il mese erano scritti troppo in piccolo perché fossero leggibili da quella distanza, ma la grossa scritta rossastra “1971” era perfettamente visibile.


     I suoi occhi impiegarono qualche secondo per abituarsi completamente al buio della camera. Quando ci riuscirono, Paul avanzò lentamente fino al lato sinistro del letto e scostate le coperte e il lenzuolo s’infilò a fianco della moglie.
      Non si avvicinò, non la sfiorò nemmeno.
     Non lo faceva da così tanto tempo che l’idea gli percorse per un solo istante l’anticamera del cervello, andando a unirsi agli altri terribili pensieri presenti: ciò che era successo nelle ore precedenti, quello che aveva visto e che era stato costretto a fare, pulsava ancora contro le sue tempie come un martello pneumatico.
   Nell'istante stesso in cui poggiò la testa contro il morbido cuscino bianco candido, comprese che addormentarsi non sarebbe stato per niente facile.
    All'improvviso, drizzò la schiena e si mise seduto, le mani raccolte al petto e lo sguardo fisso nel buio vuoto. ‹‹ Credo andrò all'inferno, Julie. Non era mia intenzione, lo giuro. ››, disse a bassa voce.
    Fu come se avesse sputato a terra un grosso grumo di catarro: subito si sentì più libero e leggero, ma pochi istanti dopo capì che non lo era abbastanza.
      Se voleva trovare un po’ di pace, doveva continuare a espettorare le proprie intime ombre.
     ‹‹ Io… non era così che avevo immaginato sarebbe andata a finire tra noi. ››, disse di getto, come per interrompere un’inesistente replica da parte di Julie. ‹‹ Forse tu sì, a stare ad ascoltare tuo padre… o il colonnello Higgins, come sono ancora obbligato a chiamarlo dopo quattro anni di matrimonio, soltanto perché non corrispondo all'ideale di uomo che ha sempre avuto per te. ››.
     ‹‹ Ma chi voglio prendere in giro? La colpa non è sua, e tu hai resistito molto più del dovuto con un uno come me. Dio, vorrei fosse facile dare un significato a tutto... ››.
      S’interruppe improvvisamente, traendo un lungo sospiro, in cerca della forza per continuare.
     ‹‹ Due anni fa, l’Università è stata avvicinata dall'Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzata. L’ARPA è… beh, ecco, da qualche parte dentro di me sono ancora convinto si tratti dei “buoni”; l’agenzia è nata subito dopo il lancio dello Sputnik da parte dei comunisti, per non rimanere indietro sul fronte della tecnologia, il vero campo di battaglia di questa Guerra Fredda. ››. ‹‹ Il progetto in cui hanno inserito il rettore prevedeva di creare una “rete virtuale” con cui collegare il maggior numero possibile di computer, così che potessero scambiarsi informazioni in modo assolutamente protetto, l’ARPAnet. Il più della gente che è stata messa a parte della cosa è sempre stata convinta che in ballo ci fossero soltanto interessi militari, ma non è così: dopo i primi mesi di vita dell’ARPAnet, io e alcuni altri professori siamo stati messi al lavoro su quello che è sempre stato il loro vero obiettivo. ››.
    ‹‹ Di fatto, abbiamo realizzato a un vero e proprio esperimento sociologico. ››, continuò Paul dopo qualche istante, molto serio. ‹‹ Abbiamo riunito nove persone, uomini e donne tra loro sconosciuti con gravi problemi emotivi, e per tre ore al giorno le abbiamo poste in altrettante stanze singole, ciascuna con un computer collegato all’ARPAnet: potevano comunicare unicamente tra di loro attraverso le “electronic mail”, un programma all'avanguardia del tutto innovativo. Ogni settimana, abbiamo fornito loro un argomento, di vario genere, spingendoli a confrontarsi liberamente.››.
    ‹‹ Che tu ci creda o no, con il passare del tempo i soggetti hanno cominciato a mostrare nettissimi miglioramenti, abbandonando le loro inclinazioni violente nel rapporto reale con gli altri. Spulciando le loro conversazioni, però, è diventata subito chiara l’origine di questi miglioramenti: probabilmente giustificati dal fatto di parlare attraverso un computer, infondevano nel rapporto virtuale tutta la loro frustrazione, scagliandosi l’uno contro l’altro a ogni occasione, per lo più senza un motivo reale. ››.
     Paul si sistemò meglio sotto le coperte, e nemmeno l’ennesimo cigolio del letto riuscì a interrompere il sonno di Julie. Prima di riprendere, cercò di ricordare il senso di gioia e trionfo che aveva provato assieme ai colleghi in quella prima fase dell’esperimento: era uno stato d’animo che gli risultava così alieno e lontano, in quel momento, da indurlo a dubitare che fosse mai davvero esistito.
      ‹‹ I soggetti avevano raggiunto un equilibrio che in anni di terapia era sempre parso impossibile. Erano più felici, e pensavo che renderli tali fosse il fine ultimo del progetto: combattere la diffusione delle idee comuniste con la felicità e il benessere. Non ho potuto non dirti nulla, lo capisci anche tu, è un progetto per il Dipartimento della Difesa. Ma non posso non pensare al fatto che se ti avessi spiegato tutto prima, non saremmo finiti per diventare due estranei. ››.
       In realtà, nel momento in cui aveva compreso i miglioramenti dei nove soggetti, il suo primissimo impulso era stato quello di raccogliere dati e appunti e di sbatterli in faccia al colonnello Higgins: ora era anche lui un soldato nella guerra più importante della sua generazione.
       Questo, però, Paul evitò di aggiungerlo e continuò.
      ‹‹ Dopo un successo del genere, ovviamente, l’ARPA non è rimasta con le mani in mano e ha subito lanciato la seconda fase del progetto, che ha comportato l’interruzione delle sedute con l’ARPAnet: era l’unico modo per comprendere quanto fossero profondi i loro miglioramenti. E sembravano esserlo davvero, almeno fino a questa mattina. ››. ‹‹ Non ho avuto nemmeno il tempo di sedermi alla scrivania. La notizia che tutti e nove i soggetti, durante la notte, si erano macchiati di azioni incomprensibilmente violente, mi ha colpito senza preavviso: in tre casi queste azioni hanno portato alla morte di altre persone, e sono dovute intervenire le forze dell’ordine, che l’ARPA è però riuscita a scavalcare, facendoci riconsegnare i soggetti. Per evitare che facessero del male anche a noi, abbiamo immediatamente avviato i nostri computer e dato loro un nuovo argomento di cui discutere. Si sono calmati nel giro di qualche minuto. ››.
       Paul s’interruppe di nuovo, massaggiandosi le tempie con i palmi delle mani. Il mal di testa era diventato quasi insopportabile.
       Buttare fuori tutto quello che aveva dentro si era rivelato abbastanza semplice, fino a quel momento, ma ora doveva ammettere ad alta voce di aver fatto un grossissimo errore di valutazione, di aver travisato gli intenti di quelle persone che l’avevano ingaggiato per “rendere grande l’America”, e l’ammissione di colpa non era mai stata uno dei suoi punti forti.
       Improvvisamente, scoppiò in un pianto soffocato e nervoso.
       ‹‹ In giornata, poi, la direzione dell’ARPA ci ha informati che il reparto di sviluppo dell’ARPAnet, ieri, è riuscito a collegare ben ventitré computer, e che è necessario implementare nuove cavie nel nostro progetto. “Cavie”, capisci? Hanno detto proprio così. ››. ‹‹ Che cosa sono state quelle tre persone uccise, per l’ARPA? Danni collaterali, un incidente… oppure qualcosa di ancora più grave? A te che cosa sembra che abbia fatto, ora come ora, entrando in affari con l’ARPA? Perché io non sono più molto convinto di aver fatto del bene, sinceramente. ››.
       Quelle domande rimasero sospese all'interno della camera, fastidiosamente presenti come una mosca, o una zanzara. Paul ripensò a suo suocero, e dentro di sé ringrazio Dio di non averlo reso partecipe dei successi del progetto: fallire dopo aver acquistato la sua fiducia, sarebbe stato davvero devastante. Il colonnello Higgins avrebbe probabilmente detestato le sue lacrime, dicendogli che non esiste pace siglata con inchiostro diverso dal sangue delle persone comuni, ma lui aveva combattuto per la libertà contro i nazisti, per dare un futuro al mondo intero.
       Paul, nel 1971, per quale ideale combatteva davvero?
       E che cosa stava contribuendo a creare, per le generazioni future?
       I suoi dubbi furono interrotti da un improvviso mugugno di Julie, che rigirandosi al di sotto delle coperte si voltò in sua direzione.
       Gli occhi cisposi e ancora semi-addormentati, la bocca impastata, disse: ‹‹Che ore sono? ››.
      ‹‹ È… tardi. ››, le rispose lui, tirando su con il naso ed evitando di guardarla per paura che anche nel buio più totale potesse scorgere questa sua nuova debolezza.
       Sbuffando, Julie tornò a dargli le spalle, addormentandosi quasi immediatamente.
      Paul, dal canto suo, si mise di nuovo sdraiato, in posizione identica alla sua, ma direttamente opposta: i pochi centimetri che li separavano tornarono a essere anni luce. Strinse con forza gli occhi, e dopo un po’, quasi senza accorgersene, la raggiunse tra le braccia di Morfeo.

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