giovedì 13 marzo 2014

ALTRI CONATI (IV)

Un grande abbraccio e l’ormai solito saluto a tutti voi che state dall'altra parte dello schermo!
Sono le 00:18 di martedì 11 marzo, e mi decido finalmente a scrivere il primo post di questo terzo mese del 2014. Un po’ in ritardo rispetto alla tabella di marcia, eh?
Già, questo mese è un po’ così, causa vari impegni, tra cui:
-Vita privata e sociale (che nonostante cerchi sempre di ridurre al minimo, spesso prende prepotentemente il sopravvento)
-Partecipazione a diverse attività (visite e ospitate a mostre e manifestazioni locali, molto piccole ma comunque impegnative)
-Lavoro (questo purtroppo ci pensa da solo a ridursi al minimo indispensabile)
-Etc. Etc. Etc. fate voi
Spero mi perdonerete, quindi, e abbiate voglia di aspettare un po’ di più per la vostra razione mensile di CONATI DI ANIMA.
Se ancora non siete convinti, posso aggiungere che alcuni degli impegni riguardano un paio di cose di cui sto finalmente tirando le fila: presto ci sarà il grande ritorno di una rubrica che da un po’ di tempo non spuntava più fuori qui sopra… mi piacerebbe dire “stay tuned”, ma mi sentirei un idiota.

In ogni caso, eccoci ancora una volta qui con quello che è ormai diventato un appuntamento fisso, ovvero gli ALTRI CONATI: la rubrica in cui vi consiglio un libro, un fumetto e un film che ho letto/guardo e indiscutibilmente amato.
Come sempre tenete conto che non ho l’autorità, né la conoscenza, necessaria a fare la critica di un film, di un fumetto o di un libro, ma che i miei sono semplicemente pareri personali.
So, as always: che stia alla larga chiunque voglia rompermi le palle.

CREATURE DI VETRO - di Chiara Dutto
Iniziamo questo quarto appuntamento promuovendo un’autrice locale… e con locale intendo “che abita a meno di dieci chilometri da casa mia”.
CREATURE DI VETRO, edito da Primalpe, è tante cose, secondo me.
Prima di tutto è un buon libro. Lineare, chiuso, quadrato, metteteci voi il sinonimo che preferite.
In seconda battuta è una storia “umile” (ora spiego): parla di grandi temi, come l’amore, la bellezza, il senso della vita, senza avere a monte la pretesa di regalarci verità assolute. Cosa rara.
Infine, è qualcosa di prettamente personale, che l’autrice aveva una gran voglia di lasciare uscire e non si è limitata, nel farlo; ecco, questa è forse la caratteristica più importante. La spontaneità.
Vale veramente la pena di leggerlo? Sì.
Ma soprattutto vale la pena aiutare una persona capace di fare questo dannato mestiere, a continuare a farlo per davvero. Che aspettate?

ATOMIKA. GOD IS RED - di Sal Abbinati e Andrew Dabb
Piccolo antefatto: quest’anno, al LuccaComics&Games, mi sono scoperto un po’ più reticente del solito a spendere i miei poveri averi. Quando mi sono trovato davanti allo stand di Alex Ross (se non sapete chi è ponete rimedio da soli, io sono esausto), però, ho visto questo ATOMIKA, GOD IS RED, una serie di spillati in formato americano e un volume unico con gli ultimi capitoli, totalmente in inglese.
Devo ammetterlo, non avevo idea di cosa fosse.
E da bravo idiota il fatto che fosse tutto in lunga anglosassone ha fatto fin da subito presa su di me (come se né io né nessun altro al mondo avessimo mai letto libri/fumetti in lingua originale…): ho preso tutto il pacco e me ne sono andato via, gongolante.
Di solito, in queste occasioni, rimango deluso e mi maledico per la mia stupidità e la volta successiva ci ricasco.
Questa volta, invece, dire che mi è andata bene è dire veramente poco.
ATOMIKA, GOD IS RED è un fumetto supereroistico parecchio anomalo.
Inizia negli anni ’60 di una Terra alternativa (?), in cui l’Unione Sovietica è guidata da un gerarca autarchico, crudele e superpotenziato, e ha come protagonista proprio Atomika, un essere dai poteri divini graficamente simile al Dottor Manhattan di Watchmen (credo del tutto volontariamente): le sue avventure sono un’allegoria della rivoluzione comunista molto interessante e ben poco “politicamente corretta”.
Ci sono un’infinità di motivi per recuperarlo ed è una di quelle classiche opere in cui chiunque può trovarci dentro qualunque tipo di messaggio.
Fidatevi di me, e recuperatelo senza indugio.


DAGON, LA MUTAZIONE DEL MALE - di Stuart Gordon
Come forse saprete, sono un grandissimo appassionato di tutto quel che riguarda la cosmogonia lovecraftiana. Sì, insomma, ho letto molto di ciò che ha scritto Howard Philips Lovecraft.
Potevo quindi farmi sfuggire DAGON, LA MUTAZIONE DEL MALE?
Beh, la verità è che stavo per farlo: la prima volta che ho deciso di guardarlo, l’ho fatto con il classico spirito del “Film da Domenica Pomeriggio”.
Avete presente, no? Il film guardato perché non sai che altro fare, magari con un paio di amici con cui coprire i tre quarti delle battute con le prime stronzate che ti vengono in mente… ecco, quello.
Non fraintendetemi, sono un fan del “FdDP” quanto lo sono di Lovecraft, ma fin dall'inizio del film ho dovuto abbandonare quell'ottica: perché DAGON, di fatto, è uno dei migliori esempi di trasposizione libro-film che sia stato dato all'umanità.
Scena dopo scena, capisci perfettamente che c’è tutto Lovecraft in ogni singolo scatto, e non nel senso che ripercorre pedissequamente ogni frase o paragrafo, ma perché ne mantiene perfettamente l’anima, il senso, l’atmosfera e il significato.
Il resto, sono solo chiacchiere da nerd senza cognizione di causa, per quanto mi riguarda.
Nessuno che si professi amante e conoscitore delle opere del vecchio Howard può lasciarsi scappare questo film… come un paio di altri, ma ne parleremo un’altra volta.


E anche questa volta siamo arrivati al termine del vostro appuntamento preferito.
Dai, che lo sappiamo tutti che lo è per davvero: non mentite a voi stessi.
Noi ci si risente tra qualche giorno (qualche=devo ancora cominciare a buttare giù tutto), con il nuovo racconto breve.
E, se tutto va bene, con un po’ di info sulle novità che vi sto cucinando.
Mi sento molto Dwayne Johnson, ora. “ If ya smeeel… what The Rock is cooking!”.

Stare dove sono, sotto, vi aspetta come al solito.

A presto!
Simone





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