venerdì 7 febbraio 2014

ALTRI CONATI (III)

Un caloroso saluto a voi che state dall’altra parte dello schermo!
Vi sono mancato? È da un po’ che non ci si sente, e di questo mi dispiace… ma è così che capita quando completo più rapidamente del solito il racconto mensile. Spero quindi che abbiate avuto abbastanza tempo per gustarvi l’ultimo, e mi pare dalle visualizzazioni che vi sia piaciuto. Bravi, così mi piacete.
Presto arriverà quello nuovo, quello di febbraio, e di che cosa potrà trattare se non dell’amore (almeno in linea teorica)? Ebbene sì ragazzi, nemmeno io sono del tutto immune all’aria di romanticismo che pervade i giorni attorno al 14 febbraio: me lo perdonerete, spero. Cioè, fate un po’ come credete.
Ma, come sembra ormai essere diventata una tradizione, prima del consueto racconto breve, ecco il terzo appuntamento con la rubrica ALTI CONATI; la vostra migliore occasione per ricevere saggi consigli su un libro, un fumetto, e un film con cui riempire le vostre vuote giornate. Come sempre senza alcuna preparazione e dettati unicamente dal mio gusto personale!
Visto il tema che ammorba questo mese, ho deciso di prendere in considerazione i tre “ALTRI CONATI” che in questo momento della mia vita preferisco in modo assoluto: siete esaltati?
Allora partiamo.



IL FU MATTIA PASCAL - di Luigi Pirandello
Un grande classico della letteratura nostrana, direttamente da una delle migliori menti che il Belpaese abbia mai prodotto: forse un po’ banalotto, e di certo una lettura scolastica, ma non m’importa.
È un libro stupefacente, con più sfaccettature e livelli di lettura di quanti ne abbiano la maggior parte dei libri che escono oggi e che sono osannati da critica e pubblico.
L’insoddisfazione, il cambiamento d’identità, la vita, la morte, la possibilità di fuggire dalle responsabilità e da ciò che nella nostra vita non ci piace: dentro quelle pagine c’è un po’ di tutto e un po’ di niente, esattamente come nella vita di ciascuno di noi.
Un libro sempre attuale, per quanto mi riguarda. Assolutamente da leggere.


PREACHER - di Garth Ennis e Steve Dillon
Questo Conato, per chi mi conosce, è quello che probabilmente stupirà di più. No, il mio fumetto preferito, a conti fatti, non è Wathcmen. Ma partiamo dall’inizio.
Questo Conato è paradossalmente in qualche modo collegato con il precedente: entrambi, infatti, parlano di noi, di ciascuno di noi. Certo, lo stile di Ennis è parecchio diverso da quello di Pirandello, più sboccato, schietto, pruriginoso, moderno, ma il succo è quello.
Di capitolo in capitolo, seguiamo il reverendo Jesse Custer, la sua donna Tulip e l’amico/nemico comune Cassidy in lungo e in largo per l’America, sviscerando non solo le loro storie presenti e passate, ma quella dello stesso stato, che arriva quasi a essere un personaggio aggiuntivo (e non troppo secondario). Jesse è l’uomo che ogni uomo vorrebbe essere, Tulip la donna che ciascuno di noi vorrebbe avere vicino, e Cassidy il perfetto compagno di bevute e risse… per non parlare poi degli innumerevoli personaggi principali, che funzionano tutti perfettamente e possiedono ciascuno una dimensione propria: uno fra tutti il povero Facciadiculo, che diventa quasi un secondo protagonista alla ricerca spasmodica di un posto nel mondo.
Il bello di PREACHER è che se si possiede una mente sufficientemente aperta e flessibile, è una lettura assolutamente semplice da comprendere. Parla degli uomini, delle loro fragilità e delle loro grandezze, e di come abbiano sempre una scelta fra Bene e Male e di come debbano però accettarne in ogni caso le conseguenze. Parlarne ancora è assurdo e inutile, è un’altra lettura che penso sia necessario che chiunque faccia almeno una volta: io, personalmente, lo rileggo ogni anno e continua ancora ad affascinarmi e stupirmi.


LE STREGHE DI SALEM - di Rob Zombie
Ed eccoci arrivati al film, l’ultima tappa del nostro terzo appuntamento.
Dite la verità, non vi aspettavate qualcosa di così recente, dopo gli altri due Conati, vero? E invece ecco a voi un bel film uscito in Italia l’anno scorso, per me in assoluto il migliore dell’anno.
Se PREACHER era un’epopea talmente ampia che parlarne troppo l’avrebbe sminuita, LE STREGHE DI SALEM è una storia piccola, chiusa, claustrofobica che, di fatto, non può essere spiegata. Perché la sua forza sta proprio nelle piene immagini, nel progressivo senso di ansia e “di sbagliato” che ti sanno mettere addosso, spingendoti a dubitare che gli angoli bui della tua casa siano davvero vuoti come sembrano.
Il film non ha una vera e propria trama, ma conserva una solidità impeccabile e, allo stesso modo, non ha vere e proprie scene “horrorifiche” per come sono intese al giorno d’oggi, ma riesce a provocare nello spettatore un senso sempre maggiore di disgusto e morbosa repulsione. Per non parlare poi del finale: apparentemente tronco, è assolutamente perfetto e certamente d’impatto.
Caro Rob Zombie, dubito leggerai mai queste parole (che, ripeto, non hanno alcuna valenza critica, ma sono soltanto opinioni personali!), ma per me puoi anche fermarti qua: se non hai intenzione di farlo, ti prego, continua a devastarci il cervello come solo tu e pochi altri sapete fare.


Che ne dite di farmi sapere che ne pensate di questi ALTRI CONATI?
Siete d’accordo, non siete d’accordo, credete che dovrebbe importarmi in qualche modo?
Se volete, fatemelo sapere con qualche commento.

Noi ci sentiamo presto, e voi vi beccate STARE DOVE SONO dei Ministri per l’ennesima volta.
Simone


2 commenti:

  1. Ho visto le streghe di salem qualche giorno fa. Condivido tutto: un bellissimo horror, moderno ma che va a prendere quello stile narrativo lento ed evocativo tipico degli horror fine anni 70 (suspiria). Zero cheap thrills, 100% atmosfera.

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  2. Ciao Matteo, e grazie per aver scritto!
    Sì, hai perfettamente ragione: quel film vive di atmosfera, una cosa che (IMHO) quasi nessuno degli horror moderni si arrischia a fare.
    Meno male che c'è Zombie!

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